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Il digitale
“La nostra realtà non è altro che la percezione della nostra realtà”.
“La video-parola si è fatta carne. Morte a Videodrome, gloria e vita alla nuova carne”. Videodrome
La vecchia carne del cinema sta mutando e assumendo nuovi tessuti: il corpo della settima arte sta incontrando un numero sempre maggiore di facce nuove. Cosa succede nel ventunesimo secolo all’interfaccia cinematografica più famosa del mondo? Come si è modificata la cornice rettangolare con le nuove tecnologie? Cos’è accaduto allo schermo da noi tutti conosciuto e alla sua consueta interazione con lo spettatore?
Fin dai tempi remoti narratore e pubblico hanno sempre interagito, attraverso quell’interfaccia nota a tutti che è il corpo umano.
Gli attori di teatro e dei bardi medioevali hanno fatto dell’interazione col pubblico una metodologia per instaurare un contesto drammaturgico interazionale.
Con l’avvento dei media per registrare e fissare le storie questo tipo d’interazione è venuta a mancare, in quanto l’artista non è più presente come di consueto di fronte al pubblico.
Barbeni racconta nel suo libro che la carta, la pellicola e il nastro magnetico sono tecnologie rigide, che non permettono l’instaurarsi di un’interazione tra il creatore e il suo pubblico. Con l’arrivo del digitale e internet, la drammaturgia è tornata ad essere flessibile e interattiva. Le interfacce ora interagiscono con gli utenti. I dati possono avere molte forme mentre prima erano limitate ad un unico formato.
Nell’antichità vi erano le convenzioni del corpo umano a definire l’interazione del pubblico con la trama. Grazie alla fissità dei materiali analogici, la trama è diventata limpida e lineare.
Con i media digitali le storie tornano ad esser discontinue. La trama, dopo esser stata interrelazionale e poi fissa, ora è diventata interrativa [1]. Anche se le storie hanno mantenuto gli stessi elementi narrativi, nuove e ibride tecnologie hanno ridefinito il tipo di racconto. Non essendo presente fisicamente un attore, l’autore demanda a degli algoritmi, per loro stessa natura interattivi, la gestione del rapporto con l’utente.
Il network ci ha portati da una forma della storia stazionaria e passiva a una mobile e disseminata. Le narrazioni lineari cominciano ad esser costituite da storie interattive, anche se un basso livello di interattività iniziale è stato sostituito ormai da una narrazione collettiva. Il webcinema, nell’ambito cinematico, costituisce il legame visuale e narrativo tra la narrazione statica e i modelli pensati per gli schermi digitali [2]. Per la prima volta senza la necessità della presenza fisica dell’attore o dell’autore, i progetti del nuovo cinema sono in grado di mutare l’interazione del corpo fisico con l’interattività di un’interfaccia grafica. Grazie agli applicativi digitali è come se l’artista e il pubblico recuperassero una partecipazione che era stata persa nella drammaturgia lineare. La possibilità di vedere fisicamente il pubblico permetteva all’artista di modulare la propria performance sulla tipologia di audience che si trova davanti.
Per il mondo digitale, l’interazione non è più il tipo di dialogo che si può avere tra due persone fisicamente presenti in uno stesso luogo. Dove finisce il corpo arriva l’interfaccia grafica: il primo vive nel momento della compresenza tra autore e spettatore in uno stesso luogo fisico, attraverso la voce e il corpo, la seconda esiste nel contesto condiviso di un monitor connesso a internet.
Note
1) Barbeni L., Webcinema, l’immagine cibernetica, Milano, Costa&Nolan, 2006, p. 49-51. [back]
2) Ivi, cit. p. 7-9. [back]
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