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L'interattività

 

 

 

Con questo tipo di opere l’autore, oltre a demandare al linguaggio binario la sua storia, è in grado di mutare la sua potenziale interazione con il pubblico.
Nel caso del webcinema l’interattività è vista come l’interazione potenziale dell’autore attraverso un supporto immateriale, mentre nel caso delle installazioni interrative la base è materiale.
La performità dell’attore oggi viene portata sull’interfaccia grafica. Questa nuova interfaccia è il recente surrogato dell’attore. A questo punto, è importante creare differenti trame da instaurare tra la storia e gli spettatori che ormai sono diventati utenti [3].


L’interfaccia tradizionale del cinema ha da sempre costituito il massimo livello di immersività, con un ambiente totalmente buio, dove l’unica fonte di luce che attrae la nostra attenzione è l’immagine stessa. Al cinema siamo soli davanti all’immagine. Le interfacce audiovisuali non sono strutturate su parametri funzionali, quanto emotivi e spettacolari; queste storie coniugano la rottura dell’unità spazio/tempo delle avanguardie dei primi del Novecento con l’abolizione della quarta parete del teatro sperimentale. Tali vicende mettono in scena su un palcoscenico-schermo delle narrazioni interattive che rispecchiano le caratteristiche del medium che le ospita.


È interessante notare che il percorso delle attuali interfacce testimonia un passaggio da un’interfaccia come strumento a uno che la integra all’ambiente della fruizione [4].
Diversamente dai vecchi media, in cui l’ordine di rappresentazione è fisso, oggi l’utente può interagire con un oggetto mediale. Grazie all’interazione dei nuovi media, l’utente può scegliere gli elementi da visualizzare o i percorsi da seguire.
Questa caratteristica di interattività permette all’utente di controllare il proprio media in tempo reale manipolando le informazioni che appaiono sullo schermo. Nel momento stesso in cui un oggetto viene rappresentato al computer diventa automaticamente interattivo.
Secondo Manovich, l’interattività si basa su un menù che comprende simulazione e interfaccia-immagini funzionali per descrivere le diverse tipologie di operazioni interattive [5]. Nonostante sia relativamente facile specificare le diverse strutture usate nei nuovi oggetti mediali, l’interattività rimane una delle questioni più complesse sollevate dai nuovi media.


In realtà per molti aspetti, tutta l’arte classica e ancor più l’arte moderna si basa sull’interattività. L’ellisse narrativa, l’omissione di dettagli nelle opere figurative costringono l’utente a cercare di ricostruire le informazioni mancanti. Anche il teatro e la pittura si affidano a tecniche di composizione per guidare nel tempo l’attenzione dello spettatore in modo da indurla a concentrarsi su diverse parti dell’opera [6]. A cominciare dagli anni Venti, nuove tecniche narrative obbligarono il pubblico a colmare mentalmente il vuoto tra immagini scollegate. I media moderni e l’arte moderna hanno affinato le tecniche gravando lo spettatore di nuove pressioni cognitive.
Il cinema portava lo spettatore a spostare l’attenzione da una parte all’altra di una stessa inquadratura. Lo stile rappresentativo richiedeva che lo spettatore ricostruisse gli oggetti mostrati partendo dal minimo indispensabile: contorni, macchie di colore e ombre [7]. Alcune nuove forme d’arte trasformarono quest’ultima in una forma di espressione esplicitamente partecipativa. Tale cambiamento preparò il terreno per le installazioni apparse poi negli anni Ottanta.


L’interazione oggi invece è quella che si crea tra l’utente e l’oggetto mediale. I processi psicologici della formazione di un’ipotesi, del ricordo e dell’identificazione vengono identificati con una struttura di link operativi. Il concetto di interratività è tuttavia solo l’esempio di una recente tendenza a rappresentare la vita mentale: un’evoluzione nel quale le tecnologie mediali hanno giocato un ruolo chiave.
La realtà è diventata ormai un’immagine fittizia soggiogata alla televisione e ai nuovi media.

L’interfaccia tecnica odierna perde completamente d’importanza e diventa invisibile nonostante pervada l’ambiente. Interfacce biologiche emergono sempre più e la relazione non è più con un oggetto fisico quanto con materia vivente, a testimonianza del progressivo controllo che la tecnologia digitale sta avendo sull’ambiente che ci circonda [8].

 

Note

3) Barbeni L., cit. p.27-28. [back]

4) Ivi, p.54-55. [back]

5) Manovich L., Il linguaggio dei nuovi media, Milano, Edizioni Olivares, 2005, p. 80. [back]

6) Ibid. [back]

7) Manovich L., cit. p. 81. [back]

8) Barbeni L., cit. p. 55. [back]