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Documentare per non dimenticare
Da tutto questo nasceva la reale necessità di dare una forma all’esperienza, di poterla contenere all’interno di un supporto. Pensare il lavoro di documentazione video come segno tangibile del nostro intervento, in una dimensione esplicita. Prima di tutto bisognava individuare i momenti chiave (apertura del negozio, sistemazione dei materiali come sedie e prodotti accoglienza del cliente e gestione della vendita). Le variazioni potevano essere rappresentate dall’intreccio con la quotidianità, e quindi : realizzazione di cartellini nominativi per il negozio, rinnovamento delle merci sugli scaffali, preparazioni dei diversi tipi di degustazioni ecc. Dalle riprese dovevano emergere i ragazzi, i tutor dovevano essere le “comparse”: i ragazzi dovevano essere stati messi nelle condizioni di brillare di luce propria. Andavano eliminate quindi quelle sequenze in cui l’intervento del tutor era eccessivo ed ingombrante per il ragazzo che reprimeva le proprie potenzialità, invece di esprimerle. L’intervento poteva provocare nel ragazzo un senso di inadeguatezza, di incertezza e di malessere. Il ragazzo protagonista del proprio lavoro doveva avere accanto una figura pronta ad intervenire, ma che per tutto il tempo rimaneva dietro le quinte e da lì poteva solo prestare suggerimenti e indicazioni, per rendere più scorrevole l’intero processo di vendita. E di queste scene avevamo bisogno per: • collocare i ragazzi in una dimensione poco conosciuta alla maggioranza delle persone, quella lavorativa; • eliminare l’alone assistenzialistico che molto spesso contraddistingue il punto di vista delle persone, famiglie coinvolte comprese; • fare emergere in modo esplicito le competenze; • delineare personalità e originalità di ogni ragazzo.
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