NOEMA Home SPECIALS › L’importanza della documentazione video nell’Education
Tecnologie e Società
Main
L’incontro
con l’handicap
Documentare
per non
dimenticare
Possibili incidenti
di percorso
Bibliografia

 

Possibili incidenti di percorso

 

 

 

Il pericolo delle riprese video è rappresentato dal meccanismo del volere rappresentare quello che non c’è. Ed il montaggio fin dalle origini ci è sempre stato utile in questo senso. Non posso affermare realmente che un ragazzo sa cucinare quando le riprese mostrano un ragazzo che mescola con un cucchiaio nella pentola come non posso rendere credibile un acquisto in totale autonomia quando mostro solo l’uscita dal negozio del ragazzo.

Mi torna in mente il cosiddetto effetto Kulesov, quell’esperimento sul montaggio a cui il nome del regista sembra quasi esclusivamente legato. Si tratta di una serie di tre brevi sequenze, in cui lo stesso primo piano dell’attore Mozzuchin è collegato, rispettivamente, alle inquadrature di un piatto di minestra, di una donna morta e di un bambino che gioca. Lo spettatore ha di volta in volta l’impressione che cambi l’espressione dell’attore, in realtà identica a se stessa. Su quel volto impassibile "legge" ora la fame, ora il dolore, ora la tenerezza, a seconda del contesto. Risultato dell’esperimento, il riconoscimento e la conferma dell’"enorme potere del montaggio" che riesce a generare in chi guarda il tassello mancante. Non abbiamo bisogno di illusioni, ma di fatti concreti che non possono essere messi in discussione.

Sarebbe auspicabile l’utilizzo di brevi piani sequenza [3] che in pochi minuti possono mostrare le autonomie apprese dai ragazzi. Le riprese in continuità potrebbero essere preparate e non essere del tutto spontanee, questo è vero, ma costituirebbero sicuramente un passo in avanti rispetto ad un montaggio selettivo che induce a credere ma che spesso cela piuttosto che svelare.

Se nel cinema a decoupage classico [4] o nel modello ejzenstejniano [5] è il regista a decidere il significato per lo spettatore, il piano sequenza offre la possibilità a chi guarda di decidere attraverso un montaggio interno.

André Bazin [6] formulò la definizione di “montaggio proibito” per tutti quei casi in cui il trucco ottico falsifica l’obiettività ottenuta dalla macchina da presa. “L’immagine conta prima di tutto non per ciò che essa aggiunge alla realtà ma per ciò che ne rivela”. Questo il concetto basilare espresso da Bazin all’interno dei suoi interventi sui Cahiers du Cinéma e nelle pagine della sua opera più famosa: Che cos’è il cinema?. Ci sono però due osservazioni critiche in proposito: la realtà e la sua rappresentazione non possono essere confuse, in quanto ogni immagine cinematografica è già rappresentazione della realtà, per le sue scelte di durata, campo e angolazione.

Possono esistere piani sequenza che impongono una lettura univoca delle immagini. Nel nostro caso le riprese spontanee in continuità rappresentano a mio parere la soluzione che più si avvicina alla realtà delle cose.

E’ necessario tenere in considerazione almeno altri due elementi quando ci si appresta a documentare un’esperienza di ricerca come quella di Rodi: il desiderio di riprendere i ragazzi diversamente abili durante lo svolgimento delle attività lavorative ed il bisogno di fermarsi laddove i ragazzi te lo chiedano o manifestino il loro disappunto. Penso che vada rispettata la volontà dei ragazzi che ti chiedono di vivere l’esperienza con naturalezza, ma allo stesso tempo è necessario trasmettere loro l’importanza, il valore di quello che si sta cercando di fare, che non è contro di loro ma è in funzione loro.

Includerli significa anche questo: renderli partecipi di una esperienza di ricerca che si avvale anche dei mezzi audiovisivi.

In ultimo volevo ricordare come il rapporto umano che intercorre tra un tutor e un ragazzo con sindrome di Down comporti dei momenti personali e privati che non si vogliono raccontare. Momenti che non si troveranno nei diari e nemmeno nei video. Esiste una sorta di censura fortissima legata ai momenti di intima amicizia che se si è davvero fortunati si possono soltanto vivere.

 

Note

3) Long take (a livello spaziale ): è un'inquadratura molto lunga che svolge da sola il ruolo di un'intera scena e come la profondità di campo rifiuta l'uso del montaggio. [back]

4) Uno dei principi chiave del decoupage è quello della CONTINUITA' il cui fine è quello di controllare la forza disgregatrice del montaggio per dar vita ad uno scorrevole flusso di immagini da un'inquadratura a un'altra e facilitare la proiezione dello spettatore nel mondo della finzione. [back]

5) Alla base dell'intera concezione ejzenstejniana del montaggio c'è il conflitto, la “collisione” tra due inquadrature che si trovano l'una accanto all'altra. Tali conflitti possono darsi non solo nel passaggio da un inquadratura all'altra, ma anche all'interno di una stessa inquadratura. [back]

6) André Bazin e Jaques Doniol-Valcroze fondatori dei famosi Cahiers du Cinéma che furono il trampolino di lancio di molti fra i maggiori esponenti della Nouvelle Vague. La politica degli autori divenne un po' la parola d’ordine del gruppo che passò alla regia dopo anni di critica militante proprio sui Cahiers du Cinéma. [back]